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Enrico Buemi

 

 

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NUOVISMO DI FACCIATA

Il debutto del neo presidente del consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera ha portato più interrogativi che chiarezze. In particolare sul versante ‘Giustizia’ il timore è quello di veder arenate le lunghe lotte di garantismo. Enrico Buemi, già senatore socialista e responsabile Giustizia del Psi, chiarisce alcuni punti al riguardo sull’Avanti!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sandro Pertini

L'idea di socialismo

 

Loris Fortuna

 

Pietro Nenni

 

 

 

 

Continuano le sciocchezze di Salvini

Affermare, come ha fatto il Ministro dell'Interno Salvini, che la Libia sia porto sicuro per il rimpatrio di coloro che vengono recuperati in mare è ridicolo oltre che una stupidaggine.

Questo non solo perché manca il controllo sul territorio da parte di un’organizzazione statale certa libica ma anche perché è assolutamente incerto che su quel territorio siano applicati trattamenti rispettosi del diritto umanitario internazionale.

Consiglierei a Salvini, invece di perdere tempo con partite di calcio, di andare a visitare i centri di accoglienza libici senza preavviso, magari fermandosi qualche giorno, e verificando sulla propria pelle il trattamento umanitario riservato, con la cautela di non farsi accompagnare né da membri dei servizi segreti italiani né da forze di polizia libiche, cosicché la verifica sarà più naturale e reale.

16/7/2018

Enrico Buemi

Salvini cambia ministero tutti i giorni

Se continua così Salvini nel giro di qualche giorno assumerà le intere competenze di tutti i Ministri del Governo.

Un giorno dà la linea al Presidente del Consiglio Conte indicandogli se andare o no a Bruxelles, un altro giorno organizza blocchi navali davanti alla Libia, ovviamente come Ministro della difesa, un altro giorno ancora promette quello che di fatto è un maxi-condono nella sua qualità di Ministro dell’economia, quello vero, e oggi, per nostro diletto, impartisce direttive da Ministro della salute sulla questione dei vaccini.

Considerando che nei ritagli di tempo libero continua a fare non il Ministro degli interni ma il capo della propaganda del disciolto Ministero per la sicurezza, di fascistica memoria, pensiamo che ormai rimanga solo la competenza del Ministero dell’istruzione libera dai suoi interventi, che aspettiamo comunque fiduciosi nella sua futura qualità di Ministro della cultura popolare.

Ci chiediamo, a questo punto, gli altri Ministri che cosa ci stiano a fare.

22/6/2018

Enrico Buemi

Mascalzoni a cinquestelle

Quindi, ricapitolando, per essere eletta Sindaco e per muovere i primi passi, Virginia Raggi si mette nelle mani di un gruppo di imbroglioni e arrivisti, capitanati da Raffaele Marra, attualmente sotto processo. Eliminato il gruppetto dalla magistratura, l’ineffabile Virginia si affida stavolta, senza conoscerlo, ad un avvocato abbastanza maneggione, al quale assegna informalmente le pratiche più complesse e delicate e che premia con una bella nomina in Acea. Tanto perché, come ripete sempre Di Maio, è finito il tempo delle nomine politiche.

Aspettiamo le prossime puntate di questo mediocre copione sperando che l’incubo finisca quanto prima. Nel frattempo Beppe Grillo, dopo quelle sui socialisti, potrebbe proporre qualche battuta stupida delle sue anche su questa improbabile banda di incapaci, di arroganti e in qualche caso di autentici mascalzoni che ha messo in piedi. E che pretendono di governare la Capitale, e lo Stato, all’insegna dell’improvvisazione e del pressapochismo.

18/6/2018

Gerardo Labellarte

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Salvini: un nuovo duce alle porte?

Abbiamo un nuovo Duce? Sarebbe utile che il Ministro degli interni Salvini rinfrescasse le sue conoscenze in materia di diritto costituzionale e di separazione dei poteri.

L’insistenza con cui ripropone indicazioni precise di arresti di individui e negazione di accessi a mezzi navali, anche italiani, rappresenta una palese violazione delle autonomie dei singoli poteri e un’ingerenza politica-amministrativa ormai inaccettabile nei ministeri non di sua competenza.

Il persistere di tale comportamento non può non richiamare l’attenzione dell’autorità competente in particolare quella giudiziaria per l’incitamento a comportamenti illegittimi, quali l’istigazione all’odio razziale e, d’altro canto, sarà necessario che qualcuno lo richiami alle proprie competenze impedendogli l’ingerenza ripetuta in quelle altrui e impedendogli di usurpare addirittura il ruolo del Presidente del Consiglio, anima bella ma impercettibile, e dei colleghi dei vari ministeri ai quali sottrae responsabilità e ruolo.

11/07/2018

Enrico Buemi

COLPO DI GENIO

Allora, ho fatto un'alleanza elettorale assieme a un vecchio puttaniere ricco sfondato e una nostalgica del fascismo. Pensavo di essere un socio di minoranza, ma alle elezioni schianto il vecchio e scopro di essere quello che in quella coalizione comanda.
Purtroppo per un pelo non abbiamo i voti per governare: che fare?  (30/5/2018)

 

Mattarella e la nuova prospettiva golpista in salsa gialloverde.

Parla Rino Formica

(29/5/2018)

La dichiarazione di Andrea Orlando sulla riforma dell'ordinamento penitenziario. Intervista ad Enrico Buemi

La dialettica democratica non è un ring

Abbiamo novelli e presunti statisti che usano a vanvera termini gravi e sproloquiano con frasi intimidatorie contro la più alta carica dello Stato, che è garanzia per tutti, maggioranze eterogenee e minoranze altrettanto diversificate.

Il Presidente della Repubblica è chiamato a nominare i ministri su proposta del Presidente incaricato, proposta sulla quale è fuori discussione la necessità di una sua valutazione complessiva a tutela degli interessi del Paese, in particolari, quelli con richiamo specifico ai principi della Costituzione.

Se il Presidente non facesse valere queste prerogative a tutela di tutti si verificherebbe sì un mancato adempimento dei suoi obblighi costituzionali. La democrazia è messa in discussione dalla faciloneria con cui soggetti non avvezzi all’esercizio democratico pensano che la sua dialettica sia un ring dove si possa picchiare l’arbitro.

28/5/2018

Enrico Buemi

L'equilibrio dei poteri

Un po' di anni fa, quando Berlusconi era primo ministro, mi colpì molto una sua lamentazione. Se la prendeva con la Corte Costituzionale perché contrastava la maggioranza che aveva vinto le elezioni.
L'idea che chi vince le elezioni abbia diritto di fare quel che gli pare si è nel frattempo molto diffusa, diventando quasi opinione comune. Ma è opinione tragicamente sbagliata, se vogliamo continuare a vivere in una democrazia liberale.
Ormai ho l'impressione di predicare nel deserto, ma continuo con pazienza.
La democrazia non è solo voto del popolo e principio di maggioranza, ma è anche equilibrio fra poteri. Tutte le costituzioni democratiche funzionano esattamente così e nessuna ammette il principio della dittatura della maggioranza.
Per capirci, nessuno nega che Putin o Erdogan siano stati eletti democraticamente, ma molti credo che giudichino Russia e Turchia non proprio due democrazie.
Immagino già il lettore (sempre che sia arrivato fin qui) infastidirsi per queste sottigliezze, che purtroppo non sono tali.
La differenza fra una democrazia liberale, tollerante, fondata sull'alternanza al potere e una democrazia sguaiata, senza rispetto per nessuno, fondata sulla dittatura della maggioranza, consiste proprio in qualche sottigliezza, che temo sarà spazzata via come un immondo vecchiume.

La storia non insegna nulla a chi non vuol imparare nulla. Solo le sue dure repliche faranno capire in che guaio ci siamo cacciati.

29/5/2018

Giuseppe La Ganga

 

     

 

 

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